La piazza convocata da Giuseppe Conte contro il riarmo corrisponde a una «posizione che il MoVimento 5 Stelle mantiene coerentemente fin dall’inizio del conflitto». E per come la vede la senatrice pentastellata Mariolina Castellone, la contrarietà al piano Von der Leyen è condivisa dalla maggior parte dei cittadini italiani.

Da tre anni a questa parte sosteniamo che occorre rafforzare i negoziati diplomatici. E proprio nel momento in cui si inizia a parlare di pace l’Europa cosa fa? Decide di finanziare un piano di riarmo. È un controsenso. L’Ue dovrebbe preoccuparsi di diventare protagonista dei negoziati, anche per evitare che si risolvano in una resa totale di Kiev. Invece parla di riarmo. Come M5s riteniamo che la direzione debba essere totalmente contraria. Purtroppo, a parte Papa Francesco, sembra che siamo gli unici a dire no alle armi.

Il punto è che questo piano è la pietra tombale della difesa comune. Nel momento in cui permetti agli Stati, per altro anche a quelli con maggiore capacità fiscale, di fare debito per le armi, di fatto impedisci lo sviluppo di una difesa comune. Non a caso la Germania ha già annunciato di voler spendere 500 miliardi in armamenti. Di questo passo ogni Stato si armerà in maniera diversa e con questo presupposto ci si allontana inevitabilmente dall’obiettivo.

L’Europa già oggi spende in armi più di Russia e Cina. Quindi se si vuole rafforzare la difesa comune si deve spingere sulla sinergia dei progetti per favorire la condivisione di quello in cui si sta già investendo. Nessuno vuole fare dell’Europa una comunità hippy, ma ricordiamoci che nel 2012 l’Ue ha avuto il premio Nobel per la pace proprio perché è stata protagonista di 80 anni di assenza di conflitti. E piuttosto che armarsi deve pretendere di sedere al tavolo negoziale per la pace, e questo per il bene della stessa Ucraina. E invece anche il nostro governo sembra aver abbandonato Kiev.

L’ultimo voto all’Eurocamera lo dimostra. E anche quando Merloni è venuta in aula, pur di tenere assieme la maggioranza, ha fatto approvare una risoluzione da cui è sparito qualsiasi riferimento concreto al sostegno a Kiev. Si parla di aiuti generici, senza specificare se siano militari o economici o umanitari. Un testo vuoto.

Non sembra che ci stia riuscendo. Non è ancora stata ricevuta da Trump da quando si è insediato. E neanche sui dazi sembra sia riuscita a incidere. L’unica cosa in cui è riuscita è stata quella di proporsi come cavallo di troia per frammentare ancor di più l’Ue dall’interno.

Non possiamo permetterci una guerra commerciale. L’Ue deve rispondere in modo unitario, rafforzando dall’interno le nostre economie. Del resto il governo, nonostante siamo al 24esimo mese consecutivo di calo della produzione, non ha fatto nulla in termini di investimenti per la nostra economia. Se l’Ue vuole fronteggiare i dazi, deve diventare più indipendente. Per esempio dal punto di vista energetico. Ricordo che questo governo, dopo aver ridotto la fornitura di gas russo, ci ha reso totalmente dipendenti dal gas liquido degli Usa (che peraltro paghiamo molto di più). Gli investimenti vanno fatti sui settori strategici per la crescita non sulle armi. E non lo diciamo noi del M5s: lo stesso governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ha chiarito che gli investimenti in armi non sono produttivi.

No, serve una risposta europea: tutelare un vino non servirà a tenere in piedi la nostra economia.